Sulla opportunità di eliminare gradualmente la sperimentazione animale e stimolare un’innovazione senza animali da laboratorio

Il giorno 15 novembre si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Salute, un nuovo incontro del tavolo tecnico sui metodi totalmente sostituti al modello animale; il tavolo, richiesto dal Partito Animalista Europeo, vede anche la partecipazione di  Research4life in rappresentanza di quella parte (assolutamente maggioritaria) di comunità scientifica che ritiene ancora irrinunciabile il ricorso al modello animale per l’avanzamento delle conoscenze biomediche.

Nell’ambito di questa riunione è stato presentato il documento redatto dal Comitato Nazionale Olandese per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (NCaD), dal titolo  “Sulla opportunità di eliminare gradualmente la sperimentazione animale e stimolare un’innovazione senza animali da laboratorio”  che rappresenta un valido momento di riflessione ma che deve essere analizzato correttamente per evitare interpretazioni scorrette; per questo motivo il nostro Segretario Generale Giuliano Grignaschi, pur avendo partecipato personalmente al meeting, ha chiesto di fornire una chiave di lettura del documento ad uno dei principali esperti europei di metodi alternativi, il Dr Gianni Dal Negro (DVM RCVS ERT) membro del consiglio direttivo di AISAL (Associazione Italiana Scienze degli Animali da Laboratorio).

Riportiamo qui di seguito il contributo del Dr Dal Negro che condividiamo totalmente.

“Sul Report del Comitato Nazionale Olandese per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (NCaD), dal titolo  “Sulla opportunità di eliminare gradualmente la sperimentazione animale e stimolare un’innovazione senza animali da laboratorio”  pubblicato nel dicembre 2016 è importante essere chiari e accurati, leggendone attentamente il contenuto per comprenderne i messaggi al fine di evitare interpretazioni distorte o, peggio, farne uno strumento di falsa informazione e propaganda.

Il lettore attento si accorgerà che nel report non si raccomanda né si promuove l’eliminazione della ricerca sugli animali entro il 2025, ma ritengo sia innanzitutto necessario ricostruire il contesto politico nel quale questo documento è stato prodotto. In Olanda negli ultimi anni c’è stata una forte crescita della componente politica ambientalista che, con il tempo, ha introdotto l’idea che la sperimentazione animale non sia utile. In particolare, l’8 Aprile 2016, il Ministro della Agricoltura Martyn Van Damme, rimasto in carica per pochi mesi, richiese al NCaD (previsto dall’art. 58 della Direttiva Europea 63/2010) di valutare le implicazioni dell’eliminazione dell’utilizzo degli animali da laboratorio entro il 2025, opzione questa che il NCaD reputò complessivamente non realistica.

E’ interessante notare come il termine “phase out” (eliminazione) proposto inizialmente sia stato successivamente trasformato nel report nella più prudente visione “the Netherlands being a leader in animal free technology innovation and alternatives, while at the same time improving research in general.” (L’Olanda leader nell’innovazione tecnologica e nelle alternative sebbene nell’ottica del miglioramento della qualità della ricerca in generale)  conferendo alla definizione una connotazione più visionaria e a lunga scadenza.

Nel report, il NCaD categorizza l’uso degli animali in tre aree: attività richieste dalla legge (studi regolatori); ricerca di base/traslazionale; attività di istruzione e formazione. Secondo il NCaD, le maggiori possibilità di andare verso una importante riduzione dell’utilizzo di animali in futuro risiedono nelle attività di tipo regolatorio, che però rappresentano poco meno del 25% tra tutte le finalità sperimentali in Europa [EC Report COM(2013) 859 final]; inoltre, tale ambizioso obiettivo focalizzato sulla sola area regolatoria richiederebbe uno sforzo internazionale, poiché l’adozione di nuovi metodi è legata al loro  riconoscimento da parte delle diverse agenzie. Infine, nella prospettiva di uno sforzo congiunto, la comunicazione gioca un ruolo essenziale, ma interazioni con altri comitati nazionali dell’UE non sono state sin’ora possibili perché tali comitati non esistono o non sono ancora operativi.

Per quanto riguarda la seconda area, ‘ricerca di base/traslazionale’, il NcaD suggerisce di indagare quali sfide o aree di ricerca siano ritenute più importanti per i prossimi 5-10 anni e, una volta identificate, puntare sulle tecnologie più promettenti in una prospettiva di riduzione (e sostituzione, se possibile) dell’uso di animali, pur riconoscendo che, per il momento, l’abolizione totale non e` realistica. Personalmente, sarei curioso di capire quali dovrebbero essere i criteri di prioritizzazione delle sfide e delle aree di ricerca, e chi, secondo il NcaD, dovrebbe assumersene la responsabilità, dato che nel documento non se ne fa cenno.

Per quanto riguarda “istruzione e formazione”, il NCaD riconosce che ci siano già molti strumenti a disposizione, ma allo stesso tempo è chiaro nell’identificare delle aree (ad esempio istruzione e formazione veterinaria) in cui la sostituzione potrebbe non essere possibile.

In conclusione, il report del NCaD non contiene raccomandazioni per l’eliminazione dell’uso degli animali da laboratori, ma semplicemente offre un’opinione su come l’Olanda possa affrontare l’ambizioso percorso verso una leadership nello sviluppo di metodi di ricerca che non facciano uso di animali, su un fronte temporale che va ben oltre il 2025.

Gianni Dal Negro

DVM RCVS ERT,

membro del Consiglio Direttivo di AISAL

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