3R Report: siamo sulla strada giusta

Molto recentemente è stato pubblicato il report relativo al sondaggio che la Basel Declaration Society (BDS) ha effettuato nei laboratori europei per verificare il livello di conoscenza e di applicazione del principio delle 3R. Per chiunque voglia conoscere meglio la BDS (e magari sottoscrivere la dichiarazione), questo è il link al sito: http://www.basel-declaration.org/basel-declaration/

Scopo del sondaggio, come detto in precedenza, era stabilire il livello di conoscenza e di applicazione del principio delle 3R (quindi in sostanza dell’utilizzo delle metodologie alternative) nei laboratori dei 28 paesi della Unione Europea. Le risposte raccolte sono state circa 750, provenienti principalmente (80%) da docenti universitari o da ricercatori già formati, attivi in università o in centri di ricerca (90%) e con un’età compresa tra i 30 e i 60 anni (80%). I paesi che hanno visto la maggiore partecipazione al sondaggio sono stati nell’ordine Germania, Italia, Svizzera, Spagna, Francia e Gran Bretagna; aver ottenuto il 2° posto in questa “classifica” è una cosa che fa molto onore, a mio avviso, alla nostra comunità scientifica poiché testimonia un’attenzione particolare a questo importantissimo aspetto.

Ritengo che tre punti del sondaggio vadano considerati con particolare attenzione:

  • Il 75% dei ricercatori afferma di garantire agli animali condizioni di mantenimento migliori rispetto ai requisiti minimi previsti dalla norma in termini di spazi più ampi, arricchimento ambientale migliore, analgesia e anestesia sempre più adeguate etc. Il 13% afferma che lo farebbe se fosse strutturalmente possibile. Solo l’8% di chi ha risposto al sondaggio sembra essere indifferente a questo tema.
  • Negli ultimi 30 anni, l’insegnamento del principio delle 3R è stato sempre più considerato e gradualmente introdotto nel percorso di studi dei futuri ricercatori. Anche se questo principio risale al 1959 (Russel and Burch; “The Principles of Human Experimental technique”) è evidente che un grande merito in questo senso l’ha avuto l’emanazione nel 1986 della prima direttiva EU sul tema della protezione degli animali utilizzati nella ricerca biomedica (Directive 86/609/EEC) e nel 2010 della seconda direttiva (63/2010/EU). Entrambe le normative infatti fanno costante riferimento alla necessità di investire sulle metodologie alternative (intese come 3R) a partire dalla loro diffusione capillare.
  • Solo il 16% degli intervistati sostiene di utilizzare unicamente il modello animale mentre la restante parte utilizza metodologie di studio integrate con tecniche complementari tra loro.

Non è possibile prevedere quanto tempo sia ancora necessario per arrivare ad una completa sostituzione del modello animale e forse questo non sarà mai possibile ma la strada intrapresa è quella giusta.

Buona lettura

Giuliano Grignaschi

Report_IT.pdf

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