La proteina dello scorpione per vincere i tumori cerebrali. La parola alla ricercatrice Eleonora Vannini

 

LA PROTEINA DELLO SCORPIONE PER VINCERE I TUMORI CEREBRALI

Eleonora Vannini è la terza dei giovani finalisti italiani al concorso “Falling Walls”, che si è svolto a novembre a Berlino. Si tratta di una è una ricercatrice toscana presso il CNR di Pisa, che in Germania ha presentato la sua idea riguardante la “Glioblastoma Therapy”.

Il Glioblastoma Multiforme è una delle forme più aggressive fra i tumori del sistema nervoso centrale. Nonostante i progressi nella terapia, questi tumori restano associati ad un’alta mortalità e, spesso, a recidive. Lo scopo ultimo di Eleonora è comprendere il funzionamento della progressione tumorale, di capire come le cellule tumorali intacchino quelle sane.

Qualche informazione in più su questi tumori e su come vengono affrontati da un punto di vista medico…

I gliomi sono i più comuni tumori cerebrali e la loro forma più aggressiva è rappresentata dal Glioblastoma Multiforme (GBM). La terapia standard attuata in questa patologia consiste nella resezione della massa tumorale seguita da cicli di radio e chemioterapia. Purtroppo, però, questa strategia di intervento non è abbastanza efficace e la sopravvivenza media dei pazienti è di soli 14 mesi dalla diagnosi.

C’è quindi la necessità di trovare degli approcci terapeutici efficaci ed innovativi…

Si, direi l’urgenza di terapie che non solo blocchino la crescita tumorale, ma anche che non danneggino eccessivamente il tessuto cerebrale circostante il tumore, che deve essere mantenuto vitale e funzionale. Inoltre, ogni terapia proposta per il trattamento del GBM deve anche essere in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica, costituita da cellule epiteliali e sanguigne; la barriera ematoencefalica separa il cervello dal resto dell’organismo, agendo da filtro protettivo bloccando eventuali patogeni e permettendo infatti il solo passaggio di minuscole molecole.

Quindi i suoi studi su quali aspetti si sono concentrati?

Gli studi realizzati durante il mio dottorato avevano dimostrato che, se somministrato intracerebralmente,  il CNF1 (una proteina prodotta da alcune forme di Escherichia Coli) non solo è in grado di bloccare la crescita del GBM, provocando la morte delle cellule tumorali e conseguentemente aumentando il rate di sopravvivenza degli animali modello di questa patologia, ma è anche capace di mantenere sani i neuroni peritumorali, mantenendone funzionalità e architettura. Purtroppo, però, il CNF1 di per sé non è in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica e potrebbe quindi essere somministrato esclusivamente in uno stadio tardivo della patologia, al momento cioè della resezione chirurgica della massa tumorale.

Quindi…?

La mia idea è quindi quella di superare questo limite. Per farlo ho realizzato, insieme al gruppo dell’Università di Friburgo della prof.ssa Gudula Schmidt, una proteina chimerica composta dal CNF1 (il potenziale farmaco) e dalla Chlorotoxin, una proteina prodotta da uno scorpione nordafricano. È noto che la Chlorotoxin è in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica e di riconoscere selettivamente le cellule di glioma; questa proteina è poi già usata in alcuni clinical trial, cosa che garantisce una sua sicura somministrazione nell’uomo. In pratica la Chlorotoxin è capace di trasportare il CNF1 direttamente alle cellule di GBM, dove deve espletare la sua azione. La chimera Chlorotoxin-CNF1 è attualmente disponibile nel laboratorio dove lavoro ed è al momento in una fase di test. I test in vitro hanno mostrato risultati molto incoraggianti, perciò mi sto adesso occupando degli studi in vivo, sperando che siano altrettanto positivi.

Complimenti, speriamo negli sviluppi. Ci dia anche qualche nota biografica su di lei…

Attualmente sono ricercatrice presso l’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa nel laboratorio del Prof. Matteo Caleo. Ho ottenuto il mio dottorato di ricerca in Neurobiologia presso la Scuola Normale Superiore nel Novembre del 2014 con una tesi che verteva sull’utilizzo del CNF1 come possibile agente antineoplastico nel trattamento dei gliomi. Durante il mio dottorato ho frequentato due corsi specializzanti presso i laboratori di Cold Spring Harbor (USA). Dopo il dottorato ho cercato di ampliare le mie conoscenze, soprattutto da un punto di vista tecnico, e sono stata prima post-doc presso il Dipartimento di Neuroscienze, Psychology and Behavior dell’Università di Leicester (GB) nel laboratorio del Dr Vincenzo Marra e poi post-doc presso Humanitas University nel laboratorio della Prof.ssa Michela Matteoli. Durante la mia carriera accademica sono stata insignita di alcuni premi; dall’Università di Torino (premio Aldo Fasolo), dall’Università di Leicester (early career researcher prize), dall’Università di Firenze (falling walls lab 2018). Ad oggi sono autrice di 13 pubblicazioni, di cui 6 a primo nome.

 

Leggi l’articolo ripreso da ANSA

Ok

Il nostro sito web fa uso di cookies per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookies. Se vuoi saperne di più su come utilizziamo i cookies e come gestirli, leggi la nostra informativa sui cookies.