Alex, un anno e mezzo, salvato grazie a una nuova tecnica di trapianto

Determinanti un nuovo farmaco, un trapianto di cellule e l’uso di cellule geneticamente modificate

Ricordate Alex, il bambino di un anno e mezzo con una malattia rara per il quale l’Italia si era mobilitata alla ricerca di un donatore compatibile di midollo?

Ebbene, quel donatore non è stato mai trovato, ma la notizia straordinaria è che Alex è stato, comunque, salvato da morte certa grazie ad una tecnica innovativa di trapianto che prevede una manipolazione prima cellulare e poi genetica sulle cellule di un genitore, compatibile solo al 50 per cento.

Il professor Franco Locatelli – direttore del Dipartimento di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma e membro del Consiglio Superiore di Sanità e possibile futuro direttore dello stesso – è la persona che ha operato con successo il piccolo Alex e oggi può raccontare con gioia come è andata a Research4Life.it.

“Il risultato è stato un successo, dato dalla combinazione straordinaria di tre fattori. Per primo l’impiego di un nuovo medicinale, l’Emapalumab, un anticorpo monoclonale, che dopo una lunga sperimentazione animale, è stato impiegato per controllare la malattia in bambini con la linfoistiocitosi emofagocitica dimostrando significativa efficacia. Questo anticorpo permette di evitare la tossicità invece causata dalla combinazione di cortisonici e chemioterapici tradizionalmente impiegata. Poi il trapianto, con la manipolazione delle cellule staminali emopoietiche donate dal papà di Alex (il veronese Paolo Montresor, che vive con la moglie Cristiana a Londra ndr). Infine, l’infusione di linfociti modificati geneticamente che ha consentito di accelerare il ripristino di una normale funzionalità del sistema immunitario”.

Ma di cosa soffriva in sostanza Alex?

“Era affetto da una rara malattia genetica, chiamata linfoistiocitosi emofagocitica (il cui acronimo è HLH) che si riscontra in un caso ogni 50 mila nati. Il che significa che in Italia si presentano circa 10 casi in un anno. E’ dovuta a difetti in geni che regolano la risposta immunitaria, portando alla produzione incontrollata di interferon gamma, molecola responsabile dei sintomi di questa patologia. Infatti, da questa esagerata iperproduzione di interferon gamma deriva un’esasperata risposta infiammatoria che causa febbre alta, abbassamento delle conte dei globuli bianchi e piastrine, alterazioni della coagulazione e problemi in particolare a fegato e milza. Se non riconosciuta prontamente e trattata adeguatamente, questa patologia porta alla morte del paziente”.

Analizziamo ciascuno di questi fattori di successo nel caso di Alex. Quindi l’Emapalumab è un nuovo farmaco?

“Sì, che stato approvato da poco dalla Food&Drug Administration statunitense dopo una lunga sperimentazione. Si tratta di un farmaco salvavita, che, come già menzionato, non determina le complicanze dei farmaci che venivano utilizzati in precedenza per trattare questi bambini.”

A questa somministrazione ha fatto seguito il trapianto di cellule…

“Abbiamo raccolto le cellule staminali emopoietiche, (quelle che nel nostro midollo generano globuli bianchi, rossi e piastrine, ndr) come detto, dal papà di Alex. Da queste abbiamo eliminato selettivamente i linfociti T alfa beta, responsabili della malattia, lasciando in quanto veniva infuso cellule protettive rispetto a rischi infettivi, quali le cellule natural killer e i linfociti T gamma delta”.

Dopodiché avete infuso cellule geneticamente modificate…

“Esatto. Lo abbiamo fatto allo stesso modo con cui si procede a una semplice trasfusione di sangue, iniettando, dopo aver ottenuto l’attecchimento del trapianto, un numero controllato di quei linfociti alfa beta precedentemente rimossi e modificati introducendo un gene suicida che porta alla distruzione delle cellule in caso le medesime determinino un’aggressione sull’organismo del ricevente il trapianto. Si tratta di un’innovazione biotecnologica sviluppata in collaborazione con colleghi statunitensi di cui siamo orgogliosi”

Quali speranze per il futuro nella lotta alle malattie, e a quelle rare in particolare?

“Quella utilizzata su Alex è una tecnica con cui abbiamo già trattato circa 160 bambini nel nostro ospedale a Roma, e un approccio utilizzabile per tutte le patologie curabili con un trapianto, come leucemie, thalassemie e immunodeficienze. È la dimostrazione dell’importanza della ricerca traslazionale e della necessità di investire in ricerca biomedica, dove la genetica è una componente imprescindibile per il futuro.”

Un grande contributo alla sofferenza di famiglie e bambini…

“Questa è la vera spinta motivazionale, il fattore trainante per fare questo emotivamente impegnativo, ma magnifico lavoro. Si ottengono delle soddisfazioni impagabili nel riuscire a riannodare percorsi esistenziali che altrimenti rischiavano di andare perduti”.

 

Prof. Franco Locatelli

Prof. Franco Locatelli (direttore del Dipartimento di oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma)

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