L’eliminazione dei divieti (mai entrati in vigore) sugli studi con animali per xenotrapianti e sostanze d’abuso riallinea l’Italia all’UE, sblocca linee di ricerca cruciali per molti pazienti e conferma l’impegno della comunità scientifica nei principi delle 3R e nella trasparenza

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione, cadono un modo definitivo i divieti di sperimentazione animale per studi su xenotrapianti d’organo e sostanze d’abuso. Sebbene fossero stati introdotti già nel 2014, con la legge che recepiva in Italia la Direttiva europea 2010/63 per la protezione degli animali usati a fini scientifici, questi divieti non sono mai entrati in vigore. Infatti la loro applicazione è stata rimandata con cadenza quasi annuale fino a oggi.

Avevamo già scritto dell’importanza dell’abrogazione dei divieti a fine 2025, quando è stato pubblicato il relativo decreto legge. L’eliminazione dei divieti risolve un problema di natura tanto scientifica quanto etica. Scientifica perché la loro natura non aveva basi scientifiche: gli animali sono purtroppo necessari in entrambi i campi di studio e, anzi, imprescindibili data l’assenza di metodi alternativi che possano fornire un valido modello di ricerca. Etica perché, proprio per l’imprescindibilità del modello animale, l’entrata in vigore dei divieti avrebbe comportato l’arresto di intere linee di ricerca, a scapito in primis delle persone che potrebbero beneficiare dei risultati. E che, vale la pena ricordarlo, non sono soltanto quelle in attesa di un trapianto d’organo (che in futuro potranno forse provenire da altre specie) o con disturbi da uso di sostanze. Vale infatti anche per molte altre condizioni, perché il potenziale d’abuso deve essere, per legge, testato sugli animali ogniqualvolta si tratti di farmaci in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e arrivare al cervello, come può avvenire per esempio per alcune terapie analgesiche (usate per esempio in campo oncologico), o per condizioni neurodegenerative e psichiatriche eccetera. (Rimandiamo al nostro approfondimento sul tema per maggiori dettagli).

«La conversione del decreto in legge consente a tutte le linee di ricerca di riacquistare la stessa dignità, come già avveniva negli altri Paesi dell’Unione europea», commenta Giuliano Grignaschi, portavoce di Research4Life. «In questo modo, ridà la stessa dignità anche a tutti i pazienti».

Dal punto di vista normativo, inoltre, l’abolizione dei divieti può contribuire a fermare la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea proprio a causa della loro difformità dalla Direttiva UE.

«L’eliminazione dei divieti all’uso di animali per gli studi sugli xenotrapianti e le sostanze d’abuso, d’altronde, non modifica minimamente l’impegno della comunità scientifica per aderire al principio delle 3R che guida la sperimentazione animale, anche dal punto di vista normativo e formale», continua Grignaschi. «Continuano infatti la ricerca e gli sforzi per individuare tecnologie e strumenti che consentano di ridurre e sostituire i modelli animali e, dove questo non sia possibile, ridurne ogni forma di stress e sofferenza (il principio di refinement), non solo nel corso delle pratiche sperimentali ma in tutta la loro vita. Anche dopo la sperimentazione, come dimostra l’attenzione crescente per il rehoming degli animali che, quando possibile, al termine della ricerca possono essere alloggiati in altre strutture o adottati da privati».

Così come non diminuiranno gli sforzi per garantire e migliorare una comunicazione trasparente sulla sperimentazione animale. «La comunicazione, così come la tutela del benessere degli animali, rimane una parte fondamentale del lavoro di ricerca. Tanto che in effetti fa parte di quella che a volte viene indicata come “quarta R”, la responsabilità – anche nel dialogo con la società e la politica», conclude Grignaschi.

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