Come comunicare in modo trasparente e responsabile la sperimentazione animale? Due workshop europei della League of European Research Universities hanno coinvolto studenti e giovani ricercatori per riflettere su etica, trasparenza e dialogo con la società. Un recente articolo su Animal Frontiers ne analizza obiettivi e risultati
La trasparenza da parte del mondo scientifico è uno degli aspetti che riteniamo più importanti quando si parla di sperimentazione animale. Perché senza trasparenza, senza una comunicazione chiara e onesta, non si può avviare un dialogo consapevole e informato – dialogo alla base di quelle che poi diventano scelte, anche politiche, condivise.
Naturalmente, condividiamo questa prospettiva con altre realtà che si occupano di questi temi. Ed è proprio per la sua importanza che la League of European Research Universities (LERU) ha organizzato negli ultimi anni due workshop rivolti a studenti e giovani ricercatori e ricercatrici, volti a promuovere la comunicazione e la trasparenza sulla sperimentazione animale, cui ha collaborato anche Research4Life. Non sono rimasti fini a se stessi: di recente, una riflessione sul loro ruolo e i loro effetti è stata oggetto di un articolo pubblicato su Animal Frontiers, e che vede tra gli autori anche il nostro portavoce Giuliano Grignaschi. Ne riprendiamo i punti principali.
Perché comunicare la sperimentazione animale è così difficile
Se non c’è dubbio che la comunicazione e la trasparenza siano imprescindibili per un dialogo pubblico consapevole e informato, la sperimentazione animale è indubbiamente un tema che può essere molto polarizzante, che porta a posizioni nette e contrastanti. Eppure è anche un tema complesso, con profonde implicazioni etiche e scientifiche. Tutti aspetti che ne rendono difficile la comunicazione, resa ulteriormente complicata da aspetti come il possibile tecnicismo del linguaggio scientifico, i processi lunghi e ardui da spiegare (ne è un esempio la narrazione distorta dei “fallimenti” dei farmaci testati sugli animali), a volte anche il timore di minacce o ripercussioni.
C’è anche un altro aspetto che non si può non tenere in considerazione quando si pensa alle difficoltà che la comunicazione sulla sperimentazione animale pone: non per tutte le persone la comunicazione pubblica è facile e intuitiva. Comunicare in modo corretto ed efficace è diverso dal conoscere l’argomento di cui si sta parlando, e molti ricercatori e studenti non sono preparati a farlo. Uno scienziato o una scienziata può essere molto competente, con una forte spinta etica per il proprio lavoro, ma non è detto che questo lo rende un buon interlocutore, in grado di raccontare e ragionare non solo sui “fatti”, ma anche sui valori.
Le quattro lezioni emerse dai workshop LERU
È a fronte di questa considerazione, e nel tentativo di iniziare a rispondere a questo problema, che il gruppo Protection of Animals for Scientific Purposes (ANIM) della LERU ha proposto negli scorsi anni due workshop, il primo tenutosi a Heidelberg nel 2022 e il secondo a Milano nel 2024, rivolti a studenti europei. Ciascuno ha raccolto una ventina di partecipanti da diverse università UE ed era volto proprio ad aiutare a comunicare la sperimentazione animale a un pubblico non specialista.
L’articolo da poco pubblicato non si limita a raccontare i workshop e i loro obiettivi, ma fornisce anche un’interessante analisi dei dati emersi dai questionari di valutazione compilati dai partecipanti a valle delle giornate di incontro. E sono quattro le grandi lezioni comuni che emergono da questi ultimi:
- la buona scienza viene prima della comunicazione: se la comunicazione non è un elemento in alcun modo trascurabile, capire bene modelli, limiti e metodi è la base per poterli spiegare;
- il dialogo è indispensabile, a partire da quello con le altre discipline scientifiche, perché non esiste un solo modo di fare ricerca e campi diversi richiedono approcci diversi;
- va garantito il rispetto per tutti i pubblici, ricordando che parlare con cittadini, pazienti o attivisti non è come parlare con colleghi;
- la comunicazione efficace deve rispondere a cinque domande base: perché quello studio è importante? Perché servono animali (e non si possono utilizzare altri tipi di modelli)? Che cosa vivono concretamente gli animali, in termini di benessere? Quali standard etici si applicano? Chi autorizza e controlla il progetto e gli standard che garantiscono il benessere animale?
In effetti, questi aspetti sono il cuore di una buona comunicazione della sperimentazione animale, e il ritrovarli nei feedback dei partecipanti ai workshop dimostra l’efficacia di questi ultimi. In effetti, concludono autori e autrici dell’articolo, i workshop si sono configurati come strumenti strategici per il futuro della ricerca animale, perché formano una nuova generazione di ricercatori che non si nasconde ma riconosce l’importanza della comunicazione. E che non la intende in termini difensivi, ma come strumento essenziale per riportare alla società il proprio lavoro.
In un contesto in cui la scienza è sempre più esposta a delegittimazioni politiche, campagne di disinformazione e polarizzazione ideologica, la trasparenza è più che mai una condizione di sopravvivenza del rapporto – vitale – tra ricerca e società. I workshop LERU mostrano che investire sulla formazione dei giovani ricercatori alla comunicazione, al dialogo e alla riflessione etica non serve solo a “spiegare meglio” la sperimentazione animale, ma a costruire una comunità scientifica capace di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte.
In questo quadro, iniziative come il Concordato di Trasparenza, promosso in Italia da Research4Life e pubblicato nell’aprile 2025, rappresentano un tassello fondamentale: non un punto di arrivo, ma un invito a colmare il ritardo che caratterizza il nostro Paese nella comunicazione pubblica sulla sperimentazione animale. Perché senza un confronto aperto, informato e continuo, non è possibile né difendere la ricerca né migliorare davvero le condizioni in cui viene condotta.
