Da topini di laboratorio, la prospettiva di possibili strategie terapeutiche per una forma di colangiocarcinoma

Un raro tumore delle vie biliari è stato simulato in animali di laboratorio. I ricercatori hanno così identificato una possibile terapia da affiancare a un’altra in sperimentazione, per il sottotipo di colangiocarcinoma caratterizzato da fusioni del gene FGRF2

Il colangiocarcinoma è un raro tumore delle vie biliari per il quale sono ancora scarse le opzioni terapeutiche. Nel caso del sottotipo caratterizzato da fusione del gene FGFR2, sono in sperimentazione avanzata terapie con inibitori della proteina codificata da tale gene. Tuttavia la terapia tende a perdere efficacia dopo pochi mesi. Per mettere a punto terapie più efficaci è fondamentale poter riprodurre il tumore almeno in parte sia in cellule in coltura sia in animali di laboratorio.

Proprio questo è l’importante risultato ottenuto dal gruppo di ricerca di Oreste Segatto, dell’IRCCS Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, con il fondamentale sostegno di Fondazione AIRC. Come descritto in un articolo pubblicato sul Journal of Hepatology, i ricercatori sono riusciti a simulare questo tipo di tumore in un topo. Inoltre hanno identificato un farmaco che in futuro potrebbe essere associato agli inibitori di FGFR2 ora in sperimentazione, per migliorare l’efficacia di questi ultimi.

Il ruolo degli organoidi

I ricercatori sono partiti da organoidi di fegato di topo, cioè colture tridimensionali di cellule staminali epatiche dell’animale, che possono dare origine sia a epatociti (cellule del fegato) sia a colangiociti (cellule dei dotti biliari). “Abbiamo ottenuto organoidi che esprimono la proteina di fusione FGFR2 e che, una volta trapiantati nel topo, danno effettivamente origine a colangiocarcinomi”.

Per il ricercatore, il trapianto negli animali è un passaggio necessario per due motivi. “Primo, perché le cellule degli organoidi si trasformano in cellule tumorali solo quando sono inserite in un microambiente complesso come quello che si trova in un animale e che non è ancora possibile riprodurre in coltura. Secondo, perché se si vuole sperimentare nuovi farmaci è imprescindibile fare le prime valutazioni in un organismo vivente. Non è possibile valutare gli effetti di un nuovo agente terapeutico basandosi unicamente su dati ottenuti su cellule in coltura”. A chi obietta che le informazioni raccolte in un topo potrebbero non essere del tutto rappresentative per gli esseri umani, Segatto risponde che in effetti possono esistere differenze tra le due specie. Bisogna tenerne conto e impostare la sperimentazione in modo tale da avvicinare quanto più è possibile le condizioni sperimentali negli animali a quelle che si affrontano in clinica negli esseri umani.

Conclusioni

Grazie alla possibilità di studiare questa malattia nei topi, i ricercatori hanno confermato il ruolo della fusione genica FGFR2 nel determinare inizio e progressione del colangiocarcinoma, descrivendo una via di segnalazione intracellulare coinvolta nel fenomeno. “Abbiamo identificato in un componente di questa via un bersaglio per un farmaco già utilizzato per la terapia di altri tumori, e osservato che la combinazione tra questo farmaco e gli inibitori di FGFR2 in sperimentazione ne migliora l’efficacia terapeutica. È quindi possibile immaginare, per il prossimo futuro, una nuova sperimentazione clinica con questa combinazione” conclude Segatto.

Titolo originale dell’articolo: FGFR2 fusion proteins drive oncogenic transformation of mouse liver organoids towards cholangiocarcinoma

Titolo della rivista: Journal of Hepatology

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