L’ultima sezione di approfondimenti sui dati UE relativi all’uso di animali usati a fini scientifici riguardano quelli geneticamente modificati (GM): vediamo gli aspetti principali che emergono dal report della Commissione europea
Dopo aver presentato i principali dati sulle specie usate a fini scientifiche nel 2023 e le categorie di utilizzo, approfondiamo quelli relativi agli animali geneticamente modificati (GM). Le statistiche pubblicate dalla Commissione europea, infatti, dedicano una sezione specifica a questi animali: cosa ne emerge?
I numero degli animali GM e le categorie d’utilizzo
Globalmente, nel 2023 sono stati oltre 330.000 gli usi di animali per la creazione di linee GM, un dato che segna una decrescita del -3% rispetto al 2018. Attenzione: qui il riferimento è al numero di usi, non al numero di individui. Inoltre, è importante osservare che si parla specificatamente di usi per la creazione di un alinea GM: rientrano in questo totale, quindi, anche per esempio l’uso di topi femmina cui è stata indotta una superovulazione e impianto dell’embrione, o i maschi sottoposti a vasectomia; sono esclusi invece gli individui nati con fenotipo wild-type, cioè quelli che non hanno acquisito la mutazione d’interesse.
Per quanto riguarda le categorie d’utilizzo i dati del 2023 confermano quelli degli anni passati. La quasi totalità degli animali (89, 8%) è stata infatti usata a fini di ricerca, soprattutto di base. La gravità delle procedure è classificata per la maggior parte come lieve (77,5%), mentre le procedure gravi hanno rappresentato il 2,5% degli usi.
Il fenotipo degli animali GM
Una fondamentale analisi proposta dal report riguarda il tipo di fenotipo. Quando infatti uno o più geni vengono aggiunti, rimossi o modificati, le alterazioni che ne conseguono possono comportare sofferenza, dolore e stress, determinando il cosiddetto fenotipo sofferente (harmful). In accordo con la Direttiva 2010/63/EU, prima di produrre la modifica genetica è dunque necessario condurre una valutazione per stabilire se il fenotipo sarà sofferente; inoltre vengono appunto pubblicati i dati relativi alle percentuali di animali con tale fenotipo. Di solito, questo risulta per esempio da una modifica introdotta per riprodurre una patologia, o per aumentare il rischio e la suscettibilità allo sviluppo di tumori; sono comunque considerati fenotipi sofferenti anche quelli che richiedono poi la stabulazione in ambienti sicuri dal punto di vista biologico (abbiamo spiegato qui le distinzioni tra i principali tipi di stabulari proprio in quest’ottica) o comunque cure aggiuntive per garantirne il benessere.
Viceversa, sono fenotipi non sofferenti quelli per il quale la modifica genetica non determina effetti avversi. Rientrano in questo gruppo anche gli animali la cui modificazione è di tipo inducibile o condizionale, ossia per la quale serve un intervento attivo per permetterne l’espressione (e dunque la modifica di fenotipo).
Per il 2023, sul totale degli animali usati a fini scientifici (circa il 20% del totale degli animali usati a fini scientifici), la maggior parte è con fenotipo non sofferente, mentre il fenotipo sofferente rappresenta il 4% degli animali.
Le specie GM
Per quanto riguarda le specie GM, i topi si confermano come negli anni passati quelli più utilizzati, seguiti da zebrafish e ratti. Sono appunto dati che confermano i trend già osservati nel corso degli anni, e motivati anche dalla relativa facilità di manipolazione genetica di queste specie (per esempio, ricordiamo che il genoma di topo è stato il secondo a essere sequenziato dopo quello umano).
