Riprendiamo gli aspetti più importanti del report della Commissione europea sulle categorie d’uso degli animali a fini scientifici per il 2023 e sulla gravità delle procedure per le quali sono stati utilizzati

Parlare di sperimentazione animale significa parlare di molte cose: test per valutare efficacia e tossicità dei farmaci, certo, e ricerca per comprendere i meccanismi biologici di un organismo, dallo sviluppo di una patologia all’invecchiamento. Ma anche studi per indagare il comportamento animale, test tossicologici per capire gli effetti di determinate sostanze sugli organismi che potrebbero esservi esposti, valutazioni alimentari, ricerca veterinaria…

Parlare di sperimentazione animale significa allora anche capire che tipo di sperimentazione è in gioco. In quest’ottica, le statistiche europee, pubblicate a cadenza regolare, sono uno strumento particolarmente prezioso: una sezione dei report, infatti, è sempre dedicata agli ambiti nei quali sono stati usati gli animali. Dopo aver approfondito le specie coinvolte e la loro provenienza, dunque, riprendiamo gli aspetti principali delle categorie di utilizzo che emergono dalle statistiche per il 2023 recentemente pubblicate dalla Commissione europea. In questo contesto, approfondiamo anche la gravità delle procedure, un altro elemento chiave per una valutazione sul benessere degli animali usati a fini scientifici.

Le categorie di utilizzo degli animali

I dati sono in linea con quelli degli anni precedenti. La ricerca rimane l’ambito che tutt’oggi richiede un maggior numero di animali: rientra in quest’ambito la ricerca di base, ossia quella per la quale la ricaduta pratica non è immediatamente evidente ma che fornisce le conoscenze per sviluppi scientifici successivi; e la ricerca applicata/traslazionale, che appunto applica tali conoscenze nel contesto pratico. È importante ricordare che una certa percentuale degli usi per la ricerca applicata/traslazionale è animal-centered, ossia volto agli animali stessi: il 15,% degli usi in questo ambito, infatti, è per studi su malattie veterinarie, e piccole percentuali (inferiori all’1%) anche alla nutrizione e al benessere animale.
Un altro ambito che tutt’ora richiede l’uso di animali è quello regolatorio, cioè gli usi necessari per le leggi relative all’immissione e al mantenimento in commercio di sostanze (per esempio farmaci, compresi quelli a uso veterinario, ma anche alimenti umani e mangimi animali). Quest’ambito, comunque, segna una costante decrescita di uso di animali da diversi anni (-35% dal 2018).

Infine, le ultime due categorie di utilizzo. La produzione di routine (per esempio i prodotti del sangue, come gli anticorpi monoclonali) rappresenta il 5% circa degli usi di animali. La categoria da quest’anno denominata “altro”, che comprende gli impieghi di animali per studi volti alla conservazione dell’ambiente e delle specie, la formazione e i training professionali, rappresenta il 10% degli usi.

La gravità delle procedure

Per quanto riguarda la gravità delle procedure, vale la pena innanzitutto ricapitolare brevemente la classificazione usata, che Research4Life ha spiegato più nel dettaglio qui. In sintesi, comunque, si parla di

  • non risveglio, per procedure completamente eseguite sull’animale in anestesia generale e senza che venga poi risvegliato
  • lieve, quando si tratta di procedure che “probabilmente causano dolore, angoscia e sofferenza lievi e di breve durata” e quelle che “non provocano un significativo deterioramento del benessere o delle condizioni generali degli animali”
  • moderata, per le procedure che “causano probabilmente dolore, sofferenza o angoscia moderati e di breve durata” e quelle “che provocano probabilmente un deterioramento moderato del benessere o delle condizioni generali”
  • grave, per le procedure che “causano probabilmente dolore, sofferenza o angoscia moderati e di lunga durata” e quelle “che provocano probabilmente un deterioramento grave del benessere o delle condizioni generali”

È anche importante ricordare che la gravità tiene in considerazione anche gli aspetti psicologici, come lo stress, che una procedura può causare. Non meno importante, la valutazione è sulla procedura complessiva nel corso di un esperimento: per esempio, il prelievo di sangue rappresenta una procedura di lieve gravità, ma se ne sono richiesti diversi la gravità complessiva aumenta.

Come negli anni precedenti, anche nel 2023 la maggior parte delle procedure è stata lieve o moderata. Sono più o meno costanti rispetto al 2022 i non risvegli, intorno al 3% (con un calo significativo invece rispetto al 2018, quando sono stati quasi il 6%) e diminuiscono lievemente le procedure gravi.

Studi per gli umani, studi per gli animali

Il report europeo dedica una breve sezione anche un tipo di analisi molto importante quando si parla di sperimentazione animale. Al di là delle categorie specifiche di utilizzo, infatti, è importante anche capire se gli studi sono dedicati alla nostra o ad altre specie – un aspetto ancora troppo spesso trascurato nella narrazione della sperimentazione animale. Dai dati raccolti emerge, poco sorprendentemente, che gran parte degli usi di animali avviene per studi human-centered, dedicati agli esseri umani. Questo non significa che siano trascurabili quelli animal-centerd, che rappresentano oltre il 34% degli usi nel 2023: sono ricerche per esempio di etologia, di veterinaria, per il benessere animale, per la nutrizione. La maggior parte degli animali usati in quest’ambito, specifica il report, è rappresentata dai pesci (presumibilmente per il loro interesse alimentare), seguiti da uccelli e animali da reddito.

Il riutilizzo degli animali

Infine, due parole sul riutilizzo degli animali, altro elemento chiave in termini di benessere. Se da una parte il riutilizzo di un animale consente di ridurre il numero complessivo degli animali usati, dall’altra può significare maggior stress e sofferenza per quell’individuo. Di conseguenza, il riutilizzo deve essere valutato con attenzione e, non a caso, è previsto solo in circostanze specifiche. In particolare, secondo la Direttiva 2010/63/EU, il riutilizzo è possibile solo se le procedure precedenti erano lievi o moderate, se quelle successive sono lievi/moderate/di non risveglio, se è dimostrato che il benessere è stato completamente ripristinato e previo parere veterinario favorevole. Questo spiega la limitata percentuale di riutilizzi che si registra annualmente in UE, costante intorno all’1% anche nel 2023. In proporzione, specifica il report, sono soprattutto i primati a essere riutilizzati, seguiti dai mammiferi più grandi. In numeri assoluti, invece, la maggior parte dei riutilizzi è in gran parte coerente con le specie più usate in ricerca (in particolare per quanto riguarda topi e pesci).

Lascia un commento