I risultati di uno studio italiano mostrano che gli inibitori di EGFR potrebbero costituire una nuova prospettiva terapeutica per pazienti con cancro gastrico con amplificazione del gene EGFR

Gli inibitori di EGFR, il recettore del fattore di crescita dell’epidermide, sono già utilizzati in clinica per il trattamento di alcuni tumori, come quelli del polmone e del colon. Studi clinici condotti con pazienti con tumore gastrico, invece, non hanno dato gli esiti sperati. Ora i risultati di uno studio condotto dal gruppo di ricerca di Silvia Giordano, direttrice del laboratorio di biologia molecolare del cancro dell’Istituto di Candiolo-IRCCS e professoressa all’Università di Torino, spiegano il perché, aprendo la strada a nuove prospettive terapeutiche. Questi risultati, ottenuti grazie al sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Cancer Research.

Gli inibitori di EGFR sono utilizzati nei tumori caratterizzati da iperattivazione del gene EGFR, dovuta o a mutazioni o alla presenza di un numero di copie del gene più elevato del normale (amplificazione genica). “Anche nel 3-5 per cento dei pazienti con tumore gastrico si osserva amplificazione di EGFR, ma gli studi clinici condotti non avevano tenuto conto delle possibili differenze molecolari tra i pazienti” spiega Giordano. Il suo gruppo ha quindi valutato l’effetto di inibitori di EGFR in topi nei quali erano stati trapiantati tumori gastrici derivati da pazienti caratterizzati da amplificazione di tale gene (i topi utilizzati sono i cosiddetti PDX, sigla che tradotta dall’inglese significa “xenotrapianti derivati da pazienti”). “Poiché nei topi trattati con gli inibitori abbiamo osservato un importante arresto della crescita tumorale, il passo successivo è stato analizzare in modo retrospettivo i dati degli studi clinici condotti nel cancro gastrico con inibitori di EGFR”

“Abbiamo visto” prosegue la ricercatrice AIRC “che se in generale la percentuale di risposta in questi studi era bassa, si dimostrava però significativa proprio nei pazienti con amplificazione di EGFR.” Ora l’obiettivo è attivare uno studio clinico con inibitori di EGFR specifico per questi pazienti. E poiché Giordano e collaboratori hanno anche individuato una via molecolare in grado di conferire resistenza a questi farmaci, lo studio potrebbe prevedere la combinazione tra inibitori di EGFR e inibitori di questa via di resistenza.

La fiducia in questa prospettiva è elevata anche grazie ai risultati ottenuti con gli animali. “Numerosi studi condotti con topi PDX hanno portato a terapie che sono state trasferite velocemente in clinica. Sono modelli di studio molto efficaci, che rappresentano un ottimo compromesso tra somiglianza agli esseri umani e semplicità di utilizzo. Certo, molti esperimenti possono essere condotti con successo con cellule coltivate in laboratorio, ma a un certo punto il passaggio nell’animale è imprescindibile: non abbiamo infatti ancora modo di ricapitolare al di fuori di un animale eventi tanto complessi quali la nascita, la progressione e la diffusione di un tumore in un organismo completo.”


Titolo originale dell’articolo: Optimized EGFR blockade strategies in EGFR addicted gastroesophageal adenocarcinomas

Titolo della rivista: Clinical Cancer Research

Data di pubblicazione originale: 04 febbraio 2021

Lascia un commento