A fine agosto è stato reso noto che Il Ministero della Salute ha inviato alle Camere una relazione sullo stato delle procedure di sperimentazione animale, con particolare riferimento alle sostanze d’abuso. Tale relazione, che ora dovrebbe essere assegnata alle commissioni competenti, ribadisce – dopo studi e indagini sull’esistenza di metodi alternativi alla sperimentazione su modelli animali “in vivo” – che allo stato attuale delle conoscenze scientifiche tali metodi non sono sostituibili.

E’ una posizione importante, dal momento che la legge italiana in materia (del 2014) è più restrittiva di quella europea e prevede divieti alla sperimentazione animale nell’ambito delle sostanze d’abuso (oltre che per gli xenotrapianti). Tale divieto però non è mai entrato in vigore ed è stato fatto oggetto di proroghe fino ad oggi e diventerebbe operativo dalla fine di quest’anno. Per questo motivo il Ministero ha voluto approfondire ed ha concluso che, se applicato, “assisteremmo ad una limitazione sul territorio italiano dello studio e della ricerca […] oltre a dover rispondere all’Unione Europea sul prosieguo della procedura di infrazione”, che a suo tempio è stata aperta. La conclusione della relazione è netta. “Pensare di sostituire in toto il modello animale con quello non animale, poiché il primo ha un limitato valore traslazionale, sarebbe non solo utopistico ma, al momento, anche non scientificamente valido”.

Insomma, il Ministero ha preso posizione chiaramente e la notizia è stata salutata con grande favore dal mondo della ricerca. Qui di seguito trovate il comunicato di reazione di Research4Life e, in una notizia a parte, quello dei Prorettori di molte Università italiane. Ma sul punto sono intervenuti anche tanti altri enti, dalla SIF al Patto Trasversale per la Scienza.

“La relazione sulla sperimentazione animale nel campo della ricerca sulle sostanze d’abuso trasmessa dal ministero della Salute alle Camere nel luglio scorso conferma, a valle di approfonditi studi, quanto la comunità scientifica italiana afferma da tempo: allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, la sperimentazione su modelli animali “in vivo” non è ad oggi sostituibile.

Research4Life ringrazia il ministro Roberto Speranza e il dicastero da lui guidato per aver voluto mettere un punto chiaro su un argomento spesso oggetto di battaglie puramente ideologiche, infondate dal punto di vista scientifico. È importante, soprattutto in un periodo così complesso dal punto di vista sanitario, che le istituzioni abbiano tenuto conto delle istanze provenienti da molti eccellenti ricercatori di tutto il Paese, spesso vincitori di prestigiosi bandi europei e internazionali. I divieti e le restrizioni alla libertà di ricerca che l’Italia potrebbe imporre ai nostri ricercatori con il nuovo anno, più gravosi rispetto alla direttiva europea sulla sperimentazione animale, oltre a svantaggiare gli scienziati italiani impedendo loro di competere ad armi pari con i colleghi europei in vari ambiti del sapere scientifico, sono attualmente oggetto di procedura d’infrazione a Bruxelles.

Oggi il Parlamento, sulla scorta di quanto concluso dal Ministero della Salute nella sua relazione, ha l’occasione di rimuovere questi divieti, fino ad oggi oggetto di “moratoria”, e di riportare la ricerca biomedica italiana su sostanze d’abuso e xenotrapianti d’organo allo stesso livello del resto d’Europa, approvando l’emendamento al Decreto Legge “Semplificazioni” presentato dalla senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo.”

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