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Ricerca, l’esperto: a rischio studi su dipendenze senza test animali

Di 2 Novembre 2016 Novembre 21st, 2019 Nessun commento

Gli studi sulle tossicodipendenze e sull’alcolismo, oggi avanzati nel nostro Paese, rischiano di avere una battuta d’arresto, con ricerche e ricercatori costretti a migrare in altri Paesi. Un problema che nasce dal recepimento restrittivo della direttiva europea sulla sperimentazione animale, che esclude i test nel campo degli abusi da sostanze. A lanciare l’allarme Gian Luigi Gessa, docente di neuropsicofarmacologia all’università di Cagliari, recentemente insignito dal presidente della Repubblica della medaglia d’oro al merito della sanità pubblica. Gessa teme lo stop a importati ricerche in cui gli animali, spiega “non sono ancora sostituibili”.

“Oggi, rispetto al passato – precisa Gessa all’Adnkronos Salute – la ricerca ha permesso di sviluppare in diversi settori alternative valide. Purtroppo, però, nella biomedicina gli animali servono ancora. Ovviamente se ne usano di meno. E si usano meglio, con tutte le cure e le attenzioni previste. Ma ci sono studi che necessitano di modelli animali, senza quali non si possono capire le basi della malattia nè individuare la terapia”.

Ed è il caso dei lavori sulle dipendenze. “Parliamo di malattie importanti e complesse, patologie gravi e anche di forte impatto sociale. Ratti e topi sono modelli molto importanti. Il farmaco oggi tra i più noti a livello internazionale e più utilizzato in Italia contro l’etilismo è stato realizzato proprio grazie all’utilizzo di ratti resi alcolisti. Senza di loro non avremmo quest’arma a disposizione”, ha ricordato Gessa.

Le ricerche in corso oggi nel nostro Paese sono possibili grazie a una proroga in scadenza a fine 2016. “Il ministero della Salute – continua Gessa – ha chiesto un parere all’istituto zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna sulla possibilità di utilizzare metodi alternativi validi per affrontare questioni così complesse. Un parere che dovrebbe essere stato inviato. Ora si attende la decisione”. Ma l’esperto non nasconde i suoi timori.

“Se si dovesse bloccare la sperimentazione sugli animali, a parte gli studi già autorizzati che dovranno essere terminati, le ricerche potranno essere realizzate solo all’estero”, aggiunge sottolineando le discrepanze tra la direttiva europea e la legge italiana. “Una normativa tanto restrittiva da penalizzare, rispetto ai colleghi, i ricercatori del nostro Paese. Un problema che viene valutato a livello europeo e che e potrebbe costare un’infrazione al nostro Paese”.

 

Articolo originale pubblicato il 02/11/2016

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