Scienza e giustizia in Italia: Il caso Light-Up

di

Roberto Caminiti, Neurofisiologo, Università di Roma SAPIENZA

Maria Antonietta Farina Coscioni, Presidente Istituto Luca Coscioni

Il progetto Light-Up sulla visione cieca delle Università di Torino e Parma può iniziare i suoi esperimenti, in quanto il TAR del Lazio ha respinto il ricorso della Lega Antivivisezione, che aveva chiesto la revoca dell’autorizzazione concessa dal Ministero della Salute nel 2018. Il TAR ha infatti ritenuto le censure “infondate” in “fatto e in diritto”. Il progetto era stato temporaneamente bloccato da una sospensiva del Consiglio di Stato. La LAV ha già annunciato ricorso presso lo stesso Consiglio di Stato, contro la sentenza di merito finale del TAR. Vista la complessità ed il dettaglio del pronunciamento del TAR, che ha smontato in maniera analitica la richiesta della LAV, indirettamente rispondendo alla disinvolta ed imbarazzante sospensiva imposta dal Consiglio di Stato, per quest’ultimo sarà compito arduo ribaltare il giudizio di merito del TAR.  

Questa è una buona notizia, in quanto in Italia non si era mai visto che un progetto di ricerca, autorizzato dal Ministero della Salute su parere tecnico del Consiglio Superiore di Sanità e finanziato dall’European Research Council dopo una rigorosa analisi scientifica ed etica venisse bloccato da un tribunale amministrativo a seguito di un ricorso presentato da un’associazione che non ha competenza alcuna nel merito del progetto. Era chiaro fin dagli inizi di questa vicenda che l’obiettivo della LAV era quello di conseguire un successo emblematico nella battaglia volta ad eliminare la ricerca basata sull’uso degli animali, ad iniziare dai primati non umani, a favore di inesistenti ed illusori metodi alternativi e di una sperimentazione diretta sull’Uomo, come quella appena invocata per la ricerca di un vaccino per il coronavirus.   

Obiettivo del progetto Light-Up è quello di studiare nella scimmia i meccanismi che consentono nell’Uomo alcune residue capacità visive dopo lesione delle aree visive della corteccia cerebrale, fenomeno descritto nell’uomo e nei macachi con il termine di “visione cieca”, ed attraverso ciò favorire un recupero della visione grazie a nuovi approcci riabilitativi ispirati da indagini sperimentali rigorose e riproducibili.  La straordinaria similitudine tra il sistema visivo dell’Uomo e della scimmia, cosa che i “ricercatori” di riferimento della LAV ignorano, rende il progetto di grande interesse sia per la ricerca fondamentale che per quella traslazionale, ed anche un mezzo per uno studio della vista e delle sue patologie attraverso un approccio evoluzionistico, che sempre più si conferma come una via maestra per l’analisi dei fenomeni biologici.

È chiaro, quindi, che un progetto così elaborato dal punto di vista culturale e con così solide fondamenta metodologiche non potrà essere sottoposto ad un ulteriore grado di giudizio da un organo non scientifico quale il Consiglio di Stato, che non può entrare nel merito della ricerca, ma solo pronunciarsi sull’iter logico delle valutazioni già espresse per ben due volte dal Consiglio Superiore di Sanità e con membri totalmente diversi.

Ciò rimanda al problema della contraddittorietà di alcuni aspetti del nostro sistema giuridico, che in passato ha imposto ad ospedali pubblici di somministrare inefficaci terapie per malattie incurabili, come nel caso Stamina per le malattie neurodegenerative. La politica in Italia non riesce ancora a garantire quella libertà di ricerca sancita dalla Costituzione, né a proteggere per legge, come nel Regno Unito, i propri ricercatori dagli attacchi continui di un animalismo estremo, spesso usato dalla politica stessa come bacino elettorale. Tutto ciò è un chiaro segno dell’arretratezza culturale di una classe dirigente che per anni ha ignorato la scienza, per riscoprirne il ruolo indispensabile per la difesa della nostra comunità in un momento, come questo, in cui emergono tutte le fragilità derivanti dai sistematici tagli a istruzione, ricerca, e assistenza sanitaria, da considerarsi beni primari per ogni individuo.

Ritorna, irrisolto, il problema delle competenze e del merito, temi ancora estranei alla cultura ed alla pratica di gran parte delle classi dirigenti di un Paese che fatica a diventare moderno, mentre rimane permeabile a suggestioni di massa, quali quelle no-vax o no-OGM, ed a spinte irrazionalistiche, manifestatesi anche recentemente in alcuni settori della società, specie negli ambienti della destra politica e populista, contro il lockdown imposto dalla pandemia da coronavirus. Le manifestazioni di piazza del 2 giugno ne sono palese dimostrazione.

Senza un cambio di passo ed una nuova visione sul ruolo della ricerca non si ricostruisce su nuove basi un paese in difficoltà quale il nostro, l’esito finale della vicenda Light-Up sarà una prima significativa cartina di tornasole in merito.

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