Vi voglio raccontare una storia. Ero un bambino, avrò avuto dodici anni. Ero con la mia famiglia a vedere un torneo di calcio amatoriale. Si affrontavano la squadra del dopolavoro di mio papà e quella del Bar ‘Sbeppa’. Partita infuocata per il vertice della classifica, caratterizzata da agonismo e falli.

Ecco che, in una pausa, un giocatore della squadra avversaria si avventa senza motivo contro uno dei nostri. L’arbitro non vede e uno dei nostri tifosi, incollato alla recinzione, tenta di richiamare l’attenzione del direttore di gara su ciò che sta avvenendo in campo.

È stato un attimo. Un gruppo di tifosi del Bar, che già si era distinto per urla becere nascosto dietro allo striscione ‘Commando Sbeppa’, gli plana addosso e comincia a tempestare il poveretto di calci e pugni. Saranno stati almeno dieci. Dieci contro uno. E tutti gli altri spettatori a guardare, muti e immobili. Ho cominciato a dimenarmi ed urlare loro tutti gli insulti che conoscevo, zittito per paura da parenti, amici e conoscenti. Il poveretto è finito all’ospedale, dove sarei andato a trovarlo giorni dopo, e la partita è continuata con me in lacrime, furente per scena di sopraffazione a cui avevo assistito.

Per me la Lav ed ancor peggio i gruppi animalisti estremisti sono come il Commando Sbeppa. Saltano addosso all’avversario in gruppo quando lo vedono isolato, solo, per la paura degli altri di prendere posizione a suo favore. È successo così a ricercatori come Marco Tamietto, Luca Bonini, Luciano Fadiga o a malati come Caterina Simonsen. Soli, aggrediti fisicamente e verbalmente, intimiditi.

Poi accade che il Coronavirus faccia alzare la testa a chi era distratto, faccia capire a molti che la battaglia contro il virus passa obbligatoriamente attraverso la sperimentazione animale, per avere la necessaria conferma dell’efficacia e della non pericolosità del futuro vaccino.

Ed eccoli gli animalisti…muti, silenziosi, non prendere posizione contro una moltitudine finalmente consapevole, che non aspetta altro che di poter uscire dalla fase di emergenza e tornare a vivere, desiderosa di poter contare su un rimedio, costi quel che costi. E qui il costo è, oltre che economico, il necessario sacrificio di animali, un dono per il progresso della scienza e la salvezza di vite umane.

E accade, ancora, che la sede milanese di Telethon Italia venga imbrattata da un paio di stupidi incappucciati che vergano con lo spray le stesse ridicole accuse di sempre, vivisezione, tortura. (https://www.research4life.it/research4life-solidale-con-telethon-colpita-dalla-follia-animalista/) E anche in questo caso, mentre la muta degli animalisti rimane, appunto, silente, sono tante le voci ad alzarsi a favore di Telethon. Per prima quella di Research4Life, ma con lei tanti volti noti ed altrettanti anonimi. Sui social media l’hashtag #iostoconTelethon diventa “virale” e la consapevolezza degli italiani cresce ancora.

Avranno capito anche gli “animalisti”? No, sono pronto a scommettere che, non appena l’emergenza sarà finita ed i ricercatori torneranno a fare il loro lavoro lontano dai riflettori, dal buio torneranno le ombre, pronte ad attaccare il singolo, a prendersela con uno solo, in tante. Torneranno i “cattivi maestri” a usare parole false e ormai vuote come tortura, assassinio, orrore. E a trovare qualche energumeno da “commando Sbeppa” che penserà di essere un vendicatore.

Non ho nulla contro chi ama gli animali. Anzi, vorrei che tutti sapessero che anche i ricercatori li amano e che molti di loro parlano con i topolini con cui condividono la vita in laboratorio. Pure io da bravo “toro” mi struggo davanti all’immagine, su internet, d’un vitello attaccato ad un palo con un anello ficcato nel naso.

Ma la cattiveria, purtroppo, è parte di questo mondo. Solo comportandosi da giusti si può sperare di vincerla. Ecco, il trattamento a cui sono state e sono sottoposte persone che lavorano per salvare e migliorare vite non è giusto, è solo una azione da codardi.

IL RICERCATORO

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