Questa storia che ha dell’incredibile inizia giovedì 10 dicembre, quando Research4Life manda ai massimi vertici dello Stato – nelle persone dei Presidenti Mattarella e Conte e dei Ministri Speranza e Manfredi – una “lettera aperta” per perorare la causa della ricerca biomedica, sempre più ridotta al ruolo di Cenerentola in questo Paese. La lettera, viene quindi inviata anche i giornali, considerato che si tratta di un documento pubblico firmato da ben 45 tra i più importanti ed autorevoli Enti di ricerca a livello nazionale.

L’indomani, 11 dicembre, il panorama della stampa è abbastanza desolante. L’unico giornale che si occupa, indirettamente, della tematica è La Stampa, che pubblica un articolo a firma della Senatrice a vita, farmacologa e biologa Elena Cattaneo sull’importanza dei test sugli animali, in particolare per fare fronte alla pandemia grazie ai vaccini. Nessun riferimento all’iniziativa di Research4Life, che peraltro era tesa anche ad evitare l’entrata in vigore di divieti alla sperimentazione animale su due ambiti – xenotrapianti e sostanze d’abuso – che metterebbero in gravi difficoltà i ricercatori italiani rispetto ai colleghi degli altri Paesi Europei, dove tali divieti non esistono.

Il giorno dopo, 12 dicembre, La Stampa pubblica invece – con lo stesso spazio ed evidenza dato alla Senatrice Cattaneo (che, lo ricordiamo, ha la stessa autorità in campo scientifico che ebbe a suo tempo Rita Levi Montalcini) una lettera aperta al Ministro Speranza da parte di Gian Luca Felicetti, Presidente della Lav, in cui chiede che i divieti di cui sopra entrino in vigore, avvenimento che metterebbe in ginocchio la ricerca nazionale.

Un fatto incredibile ed increscioso. A fronte delle proteste della comunità scientifica il 13 dicembre La Stampa pubblica con evidenza sul giornale un articolo, a firma di Fabio Poletti, in cui riprende finalmente le posizioni di Research4Life e della scienza nazionale, anche citando frasi del Segretario Generale di Research4Life Giuliano Grignaschi. Purtroppo, però, si dà ancora voce alla LAV che – attraverso Michela Kuan – arriva a raccontare la clamorosa bugia secondo la quale i vaccini anti Covid19 sarebbero stati sviluppati senza fare ricorso alla sperimentazione animale, quando è noto che in tutto il mondo è avvenuto l’esatto contrario.

L’articolo viene pubblicato sull’edizione cartacea – qui l’immagine e anche sull’edizione on line del giornale, da cui però sparisce misteriosamente nel pomeriggio, tanto è vero che chi cliccasse su questo link non troverebbe nulla.

Arriviamo alla fine dell’incredibile storia oggi 14 dicembre, quando La Stampa pubblica on line un altro articolo, che finalmente riprende integralmente la nostra Lettera aperta. Sia pure in forma di “dibattito” ma finalmente la lettera viene pubblicata e con essa quelle di tanti scienziati scandalizzati dalla narrativa animalista.

Questa vicenda dimostra come – sui mass media ma non solo – ci sia un malinteso senso di “democrazia” per cui si tende ad ospitare e a dare spazio a due posizioni diverse e antagoniste anche quando è la scienza a parlare. Da questo derivano storture per cui spesso hanno la medesima rilevanza le posizioni della scienza che invita a vaccinarsi e l’antiscienza “no vax” che inventa storie assurde per invitare a fare il contrario. Insomma, in campo scientifico si dovrebbe tenere conto della preparazione e dell’autorevolezza, non è assolutamente vero che “uno vale uno”.

Morale, finalmente la comunità scientifica si muove e dimostra che quando è compatta e si fa sentire, qualche risultato lo ottiene e cerca di evitare quella “condanna all’irrilevanza” si cui si è parlato in passato.

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